Furti: di chi le responsabilità?

L’Avvocato nel Pallone

Nella nostra rubrica, tenuto conto anche che molti nostri utenti sono società sportive che gestiscono gli impianti di gioco, vogliamo analizzare ed inquadrare la fattispecie giuridica dei furti avvenuti all’interno degli spogliatoi delle strutture sportive, anche in relazione alla responsabilità delle società che gestiscono gli stessi impianti, prendendo come spunto quanto riportato in una recente sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione Sez.Penale (Cass. pen., sez. IV, 5 aprile 2016, n. 17001).

IL CASO I Giudici hanno valutato, nella loro decisione, la presenza o meno degli elementi costitutivi del reato (furto di oggetti e somme di denaro all’interno di una palestra) andando, quindi, a disporre il principio per cui “la posizione del bene alla pubblica fede è ravvisabile quando la sorveglianza è esercitata in modo non continuativo ed è quindi inidonea ad impedire il libero accesso da parte del pubblico”. Di conseguenza,  assume rilievo non tanto la natura, privata o pubblica, della struttura sportiva bensì la facilità di raggiungere l’oggetto sottratto. In questo senso, la responsabilità del gestore dell’impianto deve essere valutata sotto il profilo della responsabilità contrattuale. Infatti, colui che paga il biglietto o un abbonamento stipula, con il gestore/proprietario dell’impianto, un contratto che obbliga quest’ultimo a garantire all’utente l’accesso nella struttura e l’utilizzo degli strumenti indispensabili per lo svolgimento della pratica sportiva. Molto spesso, nelle palestre e/o piscine (ma in generale negli impianti sportivi) il gestore, all’ingresso, applica un cartello contenente una specifica dichiarazione nella quale espressamente non si assume l’obbligazione della custodia delle cose portate dagli utenti. Cartelli di questo tipo, però, non sono sufficienti ad escludere in toto la responsabilità del titolare dell’impianto per eventuali furti.

I DETTAGLI Oltretutto, il fatto che l’accesso ai locali sportivi sia riservato, nella maggior parte dei casi, ai soci muniti di badge non implica che, su detti locali, sia effettuata una sorveglianza costante da parte del gestore. Nel caso trattato dalla Suprema Corte di Cassazione, infatti, l’accesso ai locali era accessibile senza particolari difficoltà a qualsiasi socio della stessa determinando, in questo modo, l’esposizione alla pubblica fede dei beni ivi lasciati dai soci negli spogliatoi. La responsabilità in capo al gestore/proprietario dell’impianto sportivo può essere inquadrata come “oggettiva”, ovvero trova compimento indipendentemente dalla specifica “colpa” del gestore per negligenza, leggerezza e/o distrazione. Quindi, il soggetto è tenuto a risarcire il danno al cliente cosi come previsto dall’art. 1783 Codice Civile che sancisce, a priori, una sua responsabilità in caso di sottrazione di cose portate all’interno della struttura sportiva. La presenza o meno dell’elemento della “colpa” serve, però, a determinare la quantificazione del risarcimento. Infatti, in tal senso, se il furto non può essere direttamente collegato alla negligenza e/o leggerezza del gestore, comunque quest’ultimo sarà responsabile nei limiti “al valore di quanto sottratto, sino all’equivalente di cento volte il prezzo di locazione dell’alloggio per giornata” (ad esempio in caso di un furto all’interno degli spogliatoi di una piscina per calcolare il valore del risarcimento bisognerà prendere come parametro di riferimento il costo dell’ingresso giornaliero e moltiplicarlo per cento per ottenere la soglia massima del risarcimento dovuto). Al contrario, quando i beni portati all’interno della struttura da parte degli utenti sono lasciati in consegna direttamente al gestore (o altro personale) oppure anche nel caso in cui il furto sia dipeso da una sua colpa, il gestore sarà ritenuto responsabile “illimitatamente” sulla base del valore del bene sottratto. Appare chiaro che il cliente/utente avrà sempre la possibilità di richiedere il risarcimento del danno al gestore/proprietario dell’impianto sportivo per furti avvenuti all’interno della stessa struttura anche in presenza di clausole che ne escludono la responsabilità.  

Avv. Matteo Sperduti
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