Sermoneta, quale futuro?

IL day after è sempre il più difficile perché quando a mente fredda, passata la rabbia dell’immediato post partita, si rianalizza quanto accaduto il giorno prima, nel match che valeva una stagione e soprattutto un trofeo storico come la Coppa Italia di Promozione, rammarico, amarezza e delusione raggiungono livelli forse anche più alti di quelli 

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IL day after è sempre il più difficile perché quando a mente fredda, passata la rabbia dell’immediato post partita, si rianalizza quanto accaduto il giorno prima, nel match che valeva una stagione e soprattutto un trofeo storico come la Coppa Italia di Promozione, rammarico, amarezza e delusione raggiungono livelli forse anche più alti di quelli che hanno toccato a caldo, mentre si vedevano gli avversari alzare un trofeo che avrebbe meritato ben altri padroni. Digerire la finale persa a Guidonia contro il Centro Italia Stella d’Oro al termine di una partita a dir poco incredibile, non sarà affatto facile per il Sermoneta, ma in qualche modo dovrà farlo. E poco importa a quale aspetto o motivazione in società si aggrapperanno per farlo: l’importante è che in casa gialloblu tutti si convincano che è letteralmente obbligatorio riuscirci per non vanificare tutti i sacrifici fatti in questi anni per arrivare ad appuntamenti come quello di Guidonia, dove il sogno si è infranto per un soffio. D’altronde, nell’epilogo della coppa di categoria, di note positive ne sono emerse molte: dalla netta superiorità mostrata nei confronti di chi poi il trofeo lo ha alzato alla passione di un intero paese che lunedì ha seguito in massa la squadra manifestando tutto il suo apporto dal primo all’ultimo istante passando per la forza di un gruppo dalla qualità media eccellente e che meriterebbe la conferma in blocco. Certo molto dipenderà da quello che deciderà di fare il presidente Antonio Aprile, che nell’immediato dopo gara, a caldo e a dir poco disgustato dalle decisioni prese dal direttore di gara, D’Amborgio di Frosinone, nei momenti cruciali dell’incontro, aveva paventato la possibilità di un suo disimpegno prendendosela con la Federazione. «Quello che ho visto ha dell’incredibile […] Io alla Federazione ho sempre creduto, ma finchè ci saranno certi personaggi la mia società non investirà più nel calcio dilettantistico e nella Polisportiva Sermoneta», erano state le pesanti parole pronunciate dal patron lepino, che oltre a riecheggiare nelle stanze del Comitato Regionale del Lazio hanno, almeno in parte, messo in dubbio il futuro dello sport e in particolare del calcio a Sermoneta.

LE POSSIBILITA’ DI RIPESCAGGIO – L’impressione, però, è che sia stata una vera e propria esternazione di getto, impulsiva e che il presidente Aprile non trasformerà in realtà perché perfettamente consapevole che quanto fatto finora deve rappresentare un nuovo punto di partenza del progetto avviato quattro anni in Prima Categoria. Insomma, una dichiarazione dettata solo ed esclusivamente dall’emotività del momento e dalla delusione per aver visto svanire in un colpo solo Coppa Italia e salto di categoria. E’ già perché, come si sa, la vincente della Coppa di Promozione, oltre ad apporre il proprio nome nell’albo d’oro della seconda competizione regionale per ordine di importanza dopo la Coppa Italia d’Eccellenza, ottiene anche il primo posto nella graduatoria di ammissione in caso di posti vacanti nel campionato d’Eccellenza. Il Centro Italia, dunque, è già sicuro che l’anno prossimo ritroverà la massima categoria regionale a tre anni di distanza dall’ultima volta, mentre il Sermoneta, in qualità di squadra sconfitta in finale, si deve accontentare del nono posto di questa particolare classifica. Naturalmente, il precedente dello scorso anno del La Sabina – altra squadra reatina come il Centro Italia –, sconfitta nell’ultimo atto della coppa di categoria dal Colleferro ma poi ripescata, è certamente incoraggiante. Semmai, quello che a Sermoneta dovranno fare è lavorare sodo per farsi trovare pronti qualora tale ripescaggio davvero, così da evitare di ritornare, proprio come ha fatto il La Sabina, in Promozione l’anno successivo.

Simone D’Arpino

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