La tutela sanitaria e medica

Questa settimana ritorniamo su un tema, sempre di grande attualità, che vogliamo studiare ed affrontare e che si incentra sulla tutela sanitaria e medica dei calciatori dilettanti in relazione, soprattutto, all’effettuazione della annuale visita medica per ottenere l’idoneità alla pratica dell’attività calcistica. L’argomento è ampio ma ancora pieno di lacune normative sia sotto l’aspetto della 

Leggi tutto

Questa settimana ritorniamo su un tema, sempre di grande attualità, che vogliamo studiare ed affrontare e che si incentra sulla tutela sanitaria e medica dei calciatori dilettanti in relazione, soprattutto, all’effettuazione della annuale visita medica per ottenere l’idoneità alla pratica dell’attività calcistica. L’argomento è ampio ma ancora pieno di lacune normative sia sotto l’aspetto della regolarità della documentazione necessaria per lo svolgimento della stessa visita medica sia in relazione alla responsabilità dei dirigenti delle società che militano nei campionati dilettanti della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Però, quello della corretta visita medica annuale è un obbligo che viene spesso sottovalutato dagli addetti ai lavori ed, infatti, nonostante la visita sia obbligatoria per legge (legislazione statale e sportiva) e condizione indispensabile senza la quale non è possibile il tesseramento, non tutti i calciatori si sottopongono ad una regolare visita medica specializzata. Le statistiche, come riprese da un’apposita analisi effettuata ultimamente dagli Organi competenti hanno espresso i seguenti e preoccupanti valori: nella Regione Lazio, su un totale di quasi 700.000 calciatori agonistici sono sottoposti a visita medica meno del 50%, nella Regione Marche quasi il 35% mentre nel Veneto siamo intorno al 40%. Dati allarmanti che evidenziano una scarsa propensione all’effettuazione di una corretta visita medico – sportiva idonea a riconoscere al calciatore il tesseramento, cosi come previsto dalla normativa. Queste statistiche portano ad una esplicita denuncia in relazione ad una condizione essenziale per lo svolgimento dell’attività calcistica agonistica per i calciatori dilettanti i quali, costantemente, sono esposti a seri e concreti rischi a livello fisico. E’ una denuncia da non sottovalutare in quanto tale materia ha bisogno di una aggiornata regolamentazione partendo, però, dal principio cardine espresso dalle norme attualmente vigenti che stabiliscono, infatti, che chiunque voglia svolgere attività calcistica agonistica, a livello dilettante, debba sottoporsi ad una visita medica specifica presso una struttura riconosciuta, pubblica, convenzionata o accreditata di medicina dello sport.

Si fa presente che, qualora il calciatore risulti privo di visita medica specialistica e di certificato di idoneità sportiva secondo i dettami della normativa in vigore, la responsabilità civile e penale ricadrà sul Presidente della società e su coloro che potevano essere al corrente della irregolarità della situazione tra i quali il medico sociale e l’allenatore. Ma una recente pronuncia in materia da parte della Cassazione (Sent. 2009) ha stabilito anche che la responsabilità sia da accreditare, peraltro, ai Presidenti delle Divisioni, dei Comitati, delle Leghe e per finire anche quello della Federazione. E’ da tenere in considerazione che eventuali dichiarazioni di assunzione di responsabilità sottoscritte dal calciatore, al solo fine di liberare il soggetto responsabile, non hanno alcuna validità. La normativa di riferimento per quanto riguarda l’organizzazione e la legislazione sanitaria attribuisce esplicitamente la competenza alle Regioni le quali devono emanare delle “leggi specifiche in materia” che disciplinino territorialmente tutto l’ambito medico sportivo. Quindi, ci sono sul territorio nazionale delle rilevanti differenze tra territorio e territorio. Ogni società ed addetto ai lavori dovrà verificare ed attuare quanto specificato nella normativa regionale di appartenenza al fine di valutare le fasi da seguire. Le ultime Leggi nazionali che hanno regolamentato concretamente tale ambito sono state: D.M. 18/02/1982 relativo alla pratica sportiva agonistica ed il D.M. 28/02/1983. Come possiamo vedere sono delle norme molto vecchie (quasi vent’anni) ma ancora applicate le quali impongono l’obbligo del controllo su coloro che svolgono la pratica sportiva agonistica, soprattutto dei calciatori dilettanti, in capo al Coni, alle Federazioni ed alle società.

Come sopra accennato sono obbligatorie, non solo in merito a quanto prescritto dalle norme nazionali ma anche dalla legislazione regionale, delle modalità specifiche di visita medica in relazione alle finalità agonistiche di svolgimento dell’attività calcistica. Inoltre, tali modalità di svolgimento della visita possono variare, sia a livello di esami richiesti che di periodicità, a seconda dell’età del calciatore. La legislazione, per di più, indica le caratteristiche che dovrebbero avere le strutture di Medicina dello Sport nelle singole Regioni nonché “dovrebbero” prevedere i seguenti ambiti di intervento:

1. Attività certificativa dell’idoneità sportiva agonistica ai sensi del D.M. 18/02/1982;

2. Valutazione funzionale dei calciatori dilettanti.

3. Qualità delle certificazioni di idoneità rilasciate da medici pubblici e privati.

4. Attività di vigilanza nei confronti delle Società sportive rispetto all’obbligo di certificazione dell’idoneità degli atleti tesserati.

5. Sorveglianza igienico-sanitaria degli impianti sportivi.

Si può dedurre, quindi, che la responsabilità viene demandata in primo luogo ai soggetti che sono obbligati al controllo delle visite mediche dei loro calciatori e cioè le società. L’attività sportiva agonistica, soprattutto a livello dilettantistico, deve per forza di cose prevedere una idonea tutela dei calciatori con lo sviluppo della cultura della prevenzione. Infatti, questo è il principio che vogliamo diffondere tra tutti i calciatori dilettanti in considerazione che, a prescindere dall’aspetto economico, la cosa primaria che va salvaguardata è la loro salute.

Inoltre, al fine del rilascio dell’idoneità agonistica bisogna verificare che non vi siano anomalie che controindicano, per sempre o temporaneamente, la pratica agonistica ovvero di evidenziare con anticipo piccole anomalie. Questo in quanto uno studio condotto sui risultati annuali delle visite mediche di calciatori dilettanti ha rilevato che la non idoneità all’attività sportiva è stata determinata da problemi di tipo cardiologico (68%). Tale ricerca, inoltre, ha stabilito che un programma di screening sportivo completo permetterebbe di ridurre in maniera importante i casi di morte improvvisa nel calcio dilettante. La normativa regionale, uniforme in tutta l’Italia, stabilisce anche quelle che sono le strutture consone a tale controllo nonché preposte al rilascio del certificato di idoneità agonistica e la visita medico sportiva non può essere effettuata al di fuori delle suddette strutture autorizzate. Infatti, attualmente, tante società effettuano le visite mediche per i loro calciatori presso le loro strutture ma ciò non è consentito dalla legislazione che regola la materia. E’ da sottolineare, inoltre, quelli che sono gli esami clinici che ogni calciatore deve effettuare al fine di ottenere tale idoneità alla pratica calcistica. Sono i seguenti:

1. Visita medica completa, comprendente la raccolta della c.d. “storia clinica” dell’atleta e l’esame dei grandi apparati (respiratorio, cardiaco, muscolo-scheletrico);

2. Esame completo delle urine (che deve essere eseguito obbligatoriamente da un laboratorio di

analisi);

3. Elettrocardiogramma a riposo;

4. Elettrocardiogramma dopo step-test – sulla base di questo test deve essere calcolato il valore di idoneità che fornisce informazioni sulla capacità di recupero dell’atleta;

5. Spirometria, con determinazione della capacità polmonare statica e dinamica e della massima ventilazione volontaria;

6. Acuità visiva .

Gli obblighi a carico delle società calcistiche possono essere differenti e subordinano la partecipazione dei calciatori alle attività sportive agonistiche (gare ed allenamenti) alla presentazione del certificato di idoneità previsto dalla legge il quale è obbligatorio. Inoltre, hanno l’obbligo di conservare i certificati di idoneità dei propri calciatori tesserati (obbligo) – quanto al periodo di tempo si consiglia di equipararsi a quanto richiesto dalla legge ai medici sportivi (5 anni) e, per di più, devono rifiutare ai fini della pratica delle attività sportive agonistiche e non agonistiche i certificati rilasciati da specialisti diversi da quelli indicati dalla normativa vigente (obbligo). Ma accanto alla sicurezza fuori dal campo serve anche la sicurezza all’interno dell’impianto di gioco con la diffusione di mezzo e persone che sappiano intervenire in caso di primo soccorso. Non basta quello che è stato fatto fino ad ora, serve inoltre l’istituzione di una Commissione composta da una pluralità di esperti, rappresentanti le varie componenti del calcio dilettantistico, che possa determinare una specifica regolamentazione in materia nonché l’anticipazione dei problemi a livello medico sportivo e la risoluzione degli stessi con sempre nuove proposte.

Lascia un commento