Il vincolo sportivo

Questa settimana prendiamo in considerazione, nuovamente, la questione del vincolo sportivo, argomento scottante sempre di grande attualità e che rende “prigionieri” tutti i giovani calciatori fino all’età di 25 anni. Sappiamo che l’Italia è l’unico Stato, ad oggi, ancora non allineato alla normativa comunitaria la quale dispone che i calciatori possano svincolarsi dalla loro società 

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Questa settimana prendiamo in considerazione, nuovamente, la questione del vincolo sportivo, argomento scottante sempre di grande attualità e che rende “prigionieri” tutti i giovani calciatori fino all’età di 25 anni. Sappiamo che l’Italia è l’unico Stato, ad oggi, ancora non allineato alla normativa comunitaria la quale dispone che i calciatori possano svincolarsi dalla loro società calcistica all’età di 18 anni quindi al compimento della maggiore età. Questo aspetto blocca in maniera forte tutti i giovani calciatori e li lascia in balia delle società che continuano a farne una questione economica.

Per affrontare questo argomento, partiamo da un articolo pubblicato dal Dott. Stefano Sartori (responsabile sindacale dell’AIC) sull’ultimo numero del Calciatore. Commentiamo l’ennesimo perverso frutto della persistenza dello svincolo per i calciatori dilettanti fino a 25 anni di età, per di più se compiuti nel primo semestre, rappresentando un caso emblematico: una calciatrice under 25 chiede di essere trasferita e/o svincolata e la società risponde condizionando questa possibilità alla corresponsione di una somma di denaro. Un film già visto ma, a quanto pare, in Italia lo svincolo a 18 anni continua ad essere considerato una tragedia, beninteso da quei dirigenti che con il mantenimento del vincolo si assicurano un costante ed a volte irregolare afflusso di denaro.

L’ESEMPIO – Passiamo ai fatti: una calciatrice dell’A.C.F.D. Sport Napoli, letteralmente “bloccata” dal club che, come sempre accade, acconsentirebbe a liberarla soltanto ricevendo una congrua somma di denaro, mette in atto l’unica modalità con cui risulta possibile denunciare con successo la violazione regolamentare e, pertanto, invia alla Procura Federale una registrazione dell’illecita richiesta economica. Ripetiamo: nel 99% dei casi il passaggio di denaro tra società dilettantistiche o le richieste di pagamento rivolte a calciatori o calciatrici che intendono svincolarsi sono solamente verbali e quindi possono essere provate solo con testimoni o producendo registrazioni. Non ci sono altre possibilità. E così accade anche in questo caso: la calciatrice invia la registrazione contenente l’illecito alla Procura Federale, che deferisce alla Commissione Disciplinare Territoriale (C.D.T.) presso il Comitato Regionale Campania il presidente dell’A.C.F.D. Sport Napoli e la società stessa. Ora, con comunicato ufficiale del C.R. Campania n. 22 del 23 settembre 2010 è stata pubblicata la decisione, invero deludente, in quanto sottostima la gravità del comportamento tenuto dal presidente del club e che ha il solo piccolo merito di rappresentare almeno un primo passo verso la punibilità dei dirigenti e delle società che lucrano sulla persistenza del vincolo.

LA PROCURA – La richiesta della Procura, nonostante il presidente del club Aversano avesse ammesso tutti i fatti contestati, era di per sé piuttosto blanda, e cioè quattro mesi di inibizione per il dirigente più l’ammenda di 700,00 € a carico della società. La C.D.T. Campania l’ha addirittura mitigata: infatti, l’art. 39, comma 2, del Regolamento della Lega Nazionale Dilettanti invocato dalla Procura Federale prevede testualmente “Sono vietati e nulli ad ogni effetto, e comportano la segnalazione delle parti contraenti alla Procura Federale, per i provvedimenti di competenza, gli accordi e le convenzioni, scritte e verbali, di carattere economico, tra società e calciatori/calciatrici, non professionisti e giovani dilettanti, nonché quelli che siano, comunque, in contrasto con le disposizioni federali e quelle delle presenti norme”. A rigore, si riferisce non ai rapporti economici tra due o più società, ma a quelli tra società e calciatori/calciatrici, e pertanto per la C.D.T., non avendo riscontrato una violazione dell’art. 39, la posizione disciplinare dell’Aversano è risultata ridimensionata ed è rimasta soltanto la violazione dell’art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva. E quindi, recita il comunicato, la sanzione deriva dal “mancato rispetto del principio di lealtà sportiva, inequivocabilmente ricollegabile alle richieste, di natura economica, rivolte alla calciatrice…, indipendentemente dalla circostanza – che non attiene al giudizio in argomento – che quest’ultima abbia, con gesto certamente non elegante, registrato un colloquio tra loro intercorso”. Tutto ciò per arrivare ad infliggere una sanzione a carico del deferito pari a due mesi di inibizione, e 500,00 € di ammenda a carico della società. Una conclusione non del tutto soddisfacente, e che si presta ad alcune considerazioni finali:

a) L’art. 39.2. del Regolamento della Lega Nazionale Dilettanti può, forse, riferirsi prevalentemente a rapporti tra società e calciatori/calciatrici, ma si tratta comunque di un’interpretazione opinabile. È evidente che il passaggio di denaro tra società o tra calciatori e società non è parimenti ammesso dalla normativa federale, e ciò in forza anche di un’applicazione estensiva e ragionevole del citato art. 39. Affermare il contrario o, come suggerisce la C.D.T., riferirsi al solo e generico art. 1 C.G.S. è riduttivo ed equivale a legittimare le illecite richieste di denaro e a nascondere la polvere sotto il tappeto.

b) Quattro mesi e 700 euro, poi ridotti rispettivamente a due e 500, rappresentano una sanzione ben misera e del tutto priva di forza deterrente. Se si intende combattere il diffusissimo fenomeno, autentica piaga che viola il diritto alla libera circolazione interna nonché alla pratica del calcio dilettantistico, Procura ed organi disciplinari devono inasprire le loro richieste.

c) Ultima considerazione: sostenere che la registrazione del colloquio sia stato un gesto “certamente non elegante” risulta quasi offensivo, nonché una masochistica esortazione all’essere “cornuti e mazziati”.

Che deve fare un calciatore che si trova bloccato fino a 25 anni di età e che si vede richiedere svariate migliaia di euro solo per andare a giocare a calcio da un’altra parte? Registrare una conversazione che si basa su una richiesta illecita non solo non è inelegante, ma necessario, soprattutto se la normativa federale, autentica eccezione in negativo del panorama europeo, non presenta alcuna alternativa praticabile. In ragione di questo bisogna, comunque, in casi come quello appena citato affidarsi ad un legale che sappia dare buoni consigli in materia al fine di non farsi “ricattare” dalla società.

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