Moreno Mancini a tutto campo

Dopo aver sapientemente guidato il Borgo Podgora 1950 per diciotto giornate, sei delle quali passate al comando del girone C, Moreno Mancini adesso si ritrova a dover seguire dall’esterno, come un qualsiasi appassionato, quel campionato di cui è stato protagonista fino a quattro giorni fa. Lunedì scorso infatti la società gli ha dato il benservito 

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Dopo aver sapientemente guidato il Borgo Podgora 1950 per diciotto giornate, sei delle quali passate al comando del girone C, Moreno Mancini adesso si ritrova a dover seguire dall’esterno, come un qualsiasi appassionato, quel campionato di cui è stato protagonista fino a quattro giorni fa. Lunedì scorso infatti la società gli ha dato il benservito all’indomani del pareggio rimediato in casa del Montespaccato, che si è confermato bestia nera dei gialloblu.

TROPPA FRETTA – L’ormai ex tecnico borghigiano lascia in eredità al suo successore, Giancarlo Paloni, un squadra in seconda posizione ad una sola lunghezza dalla capolista Cava dei Selci, a conferma che nel calcio, spesso, forse troppo spesso, si ha l’abitudine a dimenticare in fretta il recente passato: “Purtroppo è così – spiega amareggiato mister Mancini – si dimentica tutto troppo in fretta”.

Qual è, al momento, il suo stato d’animo?

«Sicuramente non è bello essere esonerati da secondi in classifica ad un punto dalla prima. Ma allo stesso tempo posso dire di essere estremamente sereno perché penso che più di così non si poteva fare in queste diciotto giornate».

Pensa che il Podgora abbia tutte le carte in regola per vincere il campionato?

“La squadra ha una posizione invidiabile. Qualsiasi altra formazione avrebbe firmato per trovarsi al posto nostro a questo punto della stagione: questo è senza dubbio merito dei ragazzi, per cui ritengo che la vittoria finale sia alla loro portata”.

E allora perché secondo lei la dirigenza ha preso questa decisione?

“Sinceramente non lo so: onestamente non sono in grado di dare una spiegazione, bisognerebbe chiederla a loro. Il calcio ognuno lo vive a modo suo: se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno si è liberi di farlo, se invece lo si vuole vedere mezzo vuoto è altrettanto legittimo. Posso solo dire che a quanto pare essere secondi in classifica non è stato sufficiente e anche questa è una visione da rispettare”.

C’è stato forse qualche attrito nello spogliatoio?

“Assolutamente no. Non mi è mai capitato: non solo a Podgora, ma in tutta la mia carriera sia di giocatore che di allenatore non ho mai avuto problemi di comunicazione con nessuno”.

Ritiene che gli innesti effettuati durante il mercato invernale anziché far fare il salto di qualità abbiano alterato certi equilibri all’interno della squadra?

“No. Abbiamo effettuato dei cambiamenti e stavamo mettendo a punto l’intesa: tutto qui. Penso che non si può viaggiare sempre a mille e se qualche avversaria in questo momento lo sta facendo, beh vuol dire che poi sarebbe toccato a lei faticare e a noi correre più forte. In certi casi bisogna vedere come una squadra gestisce certe situazioni e penso che noi lo abbiamo fatto alla grande”.

In che rapporti è rimasto con la dirigenza del Podgora?

“Ci siamo lasciati tutto sommato bene: ho preso atto della decisione e mi sono comportato di conseguenza. Certo, dispiace non poter partecipare attivamente a queste ultime sedici giornate. Mi limiterò a fare il tifo da fuori perché si tratta di un gruppo di ragazzi eccezionali e di un gruppo di collaboratori che lo meritano ampiamente: con l’occasione voglio ringraziarli per la disponibilità che mi hanno sempre mostrato e il contributo che hanno dato in tutto questo periodo”.

Simone D’Arpino

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