Figli e sport

Questa settimana ci occupiamo di una sentenza rivoluzionaria che riguarda il rapporto tra genitori, figli e giustizia. Infatti, capita spesso che tra il padre e la madre ci siano liti che coinvolgono non solo la loro relazione ma anche il loro rapporto con i figli che sono tirati da una parte all’altra senza che ci 

Leggi tutto

Questa settimana ci occupiamo di una sentenza rivoluzionaria che riguarda il rapporto tra genitori, figli e giustizia. Infatti, capita spesso che tra il padre e la madre ci siano liti che coinvolgono non solo la loro relazione ma anche il loro rapporto con i figli che sono tirati da una parte all’altra senza che ci capiscano nulla.E’ quello che è successo a Trieste dove un bambino, al centro della separazione tra i suoi genitori, non chiedeva altro di essere lasciato in pace e di poter giocare a pallone nella scuola calcio di una delle società della sua città. Però, per lui la situazione era abbastanza complicata in quanto la mamma si voleva trasferire in altra città con un nuovo lavoro ed una nuova vita. Il papà, al contrario, voleva rimanere a Trieste e tenere con se il piccolo che, inizialmente, viene sballotto lato tra le due città. Interviene a questo punto il Tribunale dei minori che dopo numerose udienze decide di sentire il bambino per capire anche che idea si è fatto di tutta la delicata situazione venutasi a creare tra i suoi genitori. Cosi, il giudice decide di lasciare il minore con il padre nella città natale di Trieste. A questo punto subentra il calcio. Il bambino ha sempre giocato nella squadra del suo quartiere ma le norme federali impongono che, per il tesseramento, si ha bisogno del consenso di entrambi i genitori.

IL  PAPA’ SI…LA MAMMA NO – Ovviamente il papà acconsente e firma il tesseramento mentre la mamma, chissà per quale insano motivo, non firma l’atto di tesseramento. E cosi ne nasce una nuova battaglia in quanto la mamma dichiara che se vuole giocare a pallone deve andare da lei nella nuova città. Ma il piccolo, che vive di un calcio fatto di sentimenti e passione, vuole giocare con i suoi amici nella squadra dove è cresciuto e con la maglia dei suoi colori preferiti.I due genitori iniziano una nuova causa in merito a tale circostanza che si conclude con un decreto del Tribunale dei minori che afferma e riconosce il principio secondo il quale “…far parte di un gruppo di bambini all’interno di una squadra di calcio ed in un periodo cosi difficile per la maturazione di un bambino costituisce un bene per la sua crescita..I genitori non possono impedire al ragazzo di maturare stando insieme ad altri ragazzi e l’attività sportiva, come quella calcistica, permette al bambino di maturare e fare delle esperienze sociali e di vita quotidiana…I genitori devono permettere al minore di partecipare a queste attività…”. E’ un decreto che riconosce la valenza al gioco del calcio ed allo sport in generale quale mezzo di crescita e maturazione sociale e nessun genitore può impedire al figlio di partecipare a tale attività sportiva. Anzi, i genitori devono assecondare ogni tipo di attività che permetta al bambino di essere a contatto con altri bambini della stessa età. Non sono situazioni facili queste che abbiamo cercato di trattare ed analizzare in quanto ogni strada, ogni problematica, ogni vicenda ha una storia a sé ma bisogna sempre saper assecondare la crescita dei figli e non mettere davanti i propri interessi. Nel caso in esame si consiglia di farsi assistere da un legale che sappia cosa impone la legge in materia.

Lascia un commento