La tutela sanitaria

Questa settimana torniamo a parlare di un tema di primaria importanza soprattutto a livello dilettantistico ovvero la tutela sanitaria dei calciatori in quanto ormai accade spesso che sui campi di calcio dilettantistici di tutta Italia si riscontrano episodi spiacevoli di morti improvvise dovute ad arresti cardiaci. E’ dello scorso week end, infatti, il decesso di 

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Questa settimana torniamo a parlare di un tema di primaria importanza soprattutto a livello dilettantistico ovvero la tutela sanitaria dei calciatori in quanto ormai accade spesso che sui campi di calcio dilettantistici di tutta Italia si riscontrano episodi spiacevoli di morti improvvise dovute ad arresti cardiaci. E’ dello scorso week end, infatti, il decesso di un calciatore su un campo di II categoria in Toscana a causa di un arresto cardiaco non trattato immediatamente attraverso l’utilizzo del defibrillatore. Attualmente, non è stata emanata alcuna normativa federale che obblighi, a livello dilettantistico, le società a fornirsi di un defibrillatore a bordo campo ne a formare propri addetti ai lavori all’utilizzo di questo macchinario. Infatti,la legge ha trascurato a lungo la regolamentazione della tutela sanitaria occupandosi principalmente del settore professionistico. Non a caso, nelle norme organizzative interne della FIGC (Art. 43 NOIF) nella parte che tratta tale aspetto in ambito dilettantistico è disposto che i tesserati di ogni Società devono sottoporsi a visita medica al fine dell’accertamento dell’idoneità all’attività sportiva. In questo modo, quindi, viene stabilita un’obbligatorietà dei controlli sanitari e lo svolgimento dell’attività agonistica viene subordinato alle risultanze degli accertamenti clinici i quali vanno effettuati ogni anno. Inoltre, le certificazioni attestanti l’idoneità o meno devono essere conservate dalle società le quali hanno l’obbligo di sottoporre i propri tesserati a tali controlli medici nonchè l’obbligo di informare immediatamente, a mezzo di lettera raccomandata, la Segreteria Federale, la Divisione od il Comitato competente, la Sezione Medica del Settore Tecnico, della accertata inidoneità alla pratica agonistica di un loro calciatore tesserato, di qualsiasi categoria, ai fini della tempestiva revoca del tesseramento. Esse sono responsabili dell’utilizzo del calciatore dal momento della dichiarazione di inidoneità, nonché dell’utilizzo di calciatori privi di valida certificazione di idoneità all’attività sportiva. La mancata osservanza delle disposizioni appena descritte comporta il deferimento dei responsabili alla Commissione Disciplinare competente a cura del Presidente Federale.

LO SFORZO DELLE SOCIETA’  – La questione è alquanto dibattuta ma, se realmente si vuole salvare la vita ai calciatori dilettanti, ogni società dovrebbe fare lo sforzo di realizzare questi due obiettivi primari. Abbiamo già accennato alla drammatica possibilità, per qualche sfortunato atleta, di “morte improvvisa” durante la gara. Si tratta di un evento, sfortunatamente non eccezionale, testimoniato dalle cronache giornalistiche a proposito di morti improvvise di atleti professionisti che hanno occupando pagine intere di quotidiani o atleti dilettanti che, al contrario, hanno occupato soltanto poche righe. Questo tipo di morte può essere definita come un decesso rapido, imprevedibile, indipendente da cause esterne e che sorprende l’atleta durante l’attività fisica o immediatamente al termine di essa. Aspetto principale da trattare, però, è sicuramente quello della prevenzione da realizzare attraverso una corretta ed approfondita valutazione della idoneità cardiovascolare da parte del calciatore. Per questo che l’Associazione Italiana calciatori si sta battendo al fine di sviluppare una tutela della salute del calciatore attraverso la determinazione di punti cardine da rendere legittimi con la redazioni di leggi “ad hoc” che prevedano:

1. Visite idonee e specialistiche obbligatorie per tutti i calciatori dilettanti ovvero visite che permettano al medico di comprendere lo stato di salute reale del calciatore e soprattutto la reazione allo sforzo del medesimo atleta;

2. La creazione di un tesserino sanitario personale del calciatore che contenga l’indicazione di tutti gli anni antecedenti ed ogni patologia sofferta;

3. L’obbligo del defibrillatore a bordo campo per ogni società sportiva;

4. L’obbligo della presenza di un medico durante le partite ufficiali ed amichevoli nonché di un operatore sanitario che sappia utilizzare il macchinario medico messo a disposizione da parte della società nonché sappia affrontare un primo soccorso.

I CORSI UFFICIALI – Nella Provincia di Latina, cosi come in molte altre regioni, sono stati istituiti dei corsi ufficiali con lo scopo di affrontare queste problematiche. Infatti, grande successo in termini di adesioni ha avuto l’iniziativa del “Corso di addestramento alle manovre di rianimazione ed all’uso del defibrillatore” ideata dal dott. Damiano Coletta in collaborazione con Emiliano Coletta promotore e responsabile dell’organizzazione, promossa dalla Latina Entertainment Sport con il patrocinio del Comitato Regionale Lazio e dell’AIC rappresentata dal sottoscritto. Nel giro di 2 gg sono stati praticamente esauriti tutti e 25 i posti a disposizione ed hanno aderito numerose società quali il Latina Calcio, l’Isola Liri, l’Atletico Sabotino, la Samagor, il San Michele, il SS. Pietro e Paolo e il Cretarossa, il Nuovo Latina, il San Donato. Il corso si svolgerà sabato mattina 20 novembre alle ore 8.30 presso l’Oratorio Salesiano Don Bosco e avrà la durata di 5 ore. Gli utenti del corso verranno addestrati nell’effettuare il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca nella maniera più corretta, grazie alle istruzioni dei docenti della Fondazione Castelli e dell’Ares 118. Inoltre si procederà all’addestramento sull’uso del defibrillatore semi-automatico. Per di più, saranno effettuate prove simulate su appositi manichini. Al termine del corso verrà rilasciato un attestato che certificherà il superamento dello stesso. Riportiamo di seguito le parole di un esperto in materia il dott. Damiano Coletta: “Una corretta e tempestiva manovra di rianimazione consente di aumentare del 30 % le possibilità di sopravvivenza della persona vittima di un arresto cardiaco. In pratica ognuno di noi se fosse correttamente addestrato potrebbe essere in grado di salvare una vita. Questa cultura dell’emergenza andrebbe diffusa anche nella scuole. Un corso di 5 ore sull’emergenza, dovrebbe essere reso obbligatorio durante i 5 anni del percorso scolastico delle superiori. Vorrei dedicare questa giornata a Marco Legni, un amico recentemente scomparso proprio a causa di una morte improvvisa. “Pertanto, si invita ogni società a curare l’aspetto riguardante la tutela sanitaria dei propri calciatori anche perchè si potrebbe incappare in responsabilità penali e civili. Le società devono rifornirsi, anche solo per coscienza personale, di un defibrillatore e far formare i loro addetti ai lavori sia all’utilizzo dei medesimi macchinari che al primo soccorso. Inoltre, devono garantire visite specialistiche obbligatorie ai loro tesserati e non mere visite mediche che di per se non coprono la reale tutela dei calciatori.

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