C’era una volta il Terracina 1925

C’era una volta il Terracina 1925. Già, c’era una volta, come recita il classico incipit delle favole di mezzo mondo. Qui, però, le favole non c’ entrano proprio nulla perché la vicenda in questione, purtroppo, è legata sin troppo con la dura realtà e non certo con Biancaneve e i sette nani, Cenerentola e tutti 

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C’era una volta il Terracina 1925. Già, c’era una volta, come recita il classico incipit delle favole di mezzo mondo. Qui, però, le favole non c’ entrano proprio nulla perché la vicenda in questione, purtroppo, è legata sin troppo con la dura realtà e non certo con Biancaneve e i sette nani, Cenerentola e tutti gli altri personaggi creati dalla mente dei migliori scrittori. E la realtà è presto detta: il Terracina 1925 non c’è più con buona pace di tutte le generazioni di tifosi terracinesi – due esempi per tutti: i compianti Tobia Bibi Carucci (al quale è stato dedicato il Palazzetto dello sport) e Carlo Spiripicchio Guarnieri (al quale è stata invece dedicata la Curva Mare dello stadio Mario Colavolpe) – che per la maglia biancoceleste, e il suo tigrotto, non hanno mai lesinato in passione, chilometri e sacrifici. Proprio quei tifosi che col passare del tempo sono andati via via assottigliandosi ma che, come hanno già dimostrato in più di un’occasione, sono sempre pronti a tornare in massa sugli spalti, e a far restare a bocca aperta l’ ambiente del calcio in toto, di fronte a una società seria e a un progetto altrettanto serio.

I DUBBI DELLA TIFOSERIA – Oggi, suo malgrado, la stessa tifoseria si trova per l’ennesima volta a fluttuare in una sorta di limbo in attesa di comprendere cosa ne sarà della neonata Unione Sportiva Terracina in vista del prossimo campionato di Eccellenza. Una realtà voluta espressamente dal patron Fabio De Filippis per far finire una volta per tutte in soffitta le svariate pendenze (ma potrebbe essere usato qualsiasi altro termine per definire i contenziosi rimasti tali e conseguenza delle precedenti gestioni) legate al nome Terracina 1925. Lo si è fatto anche in altre piazze – dirà qualcuno – e questo è vero, ma quel qualcuno dovrebbe anche tenere conto che il Terracina 1925, per quella fetta di città che lo ha sempre avuto nel cuore, è sempre stato più di una semplice squadra di calcio. E’ stato il simbolo della voglia di riscatto della Terracina sportiva, un fiore all’occhiello da presentare orgogliosi anche al cospetto di società di categoria superiore, abituate a quel panorama professionistico che il Terracina ha solo sfiorato in qualche frangente.

IL TERRACINA CHE FU – Per tornare all’ultimo esempio di società super organizzata all’ombra del Tempio di Giove è necessario tornare alla gestione di Gianfranco Sciscione che non a caso arrivò a un passo dall’allora serie C2. Poi fu solo un navigare a vista continuo -fatta eccezione per il biennio che vide al timone una cordata di imprenditori locali sotto la presidenza di Carmine Caiazzo che sfiorò il ritorno in serie D – fino ad oggi. Un presente che vede ancora De Filippis in sella coadiuvato dall’imprenditore Pasquale Iezzo, da Vincenzo D’Amico, l’immancabile Angelo Scirocchi in questo caso nelle vesti di segretario, e da Carlo Magliozzi nel ruolo di direttore sportivo. Ed è proprio Magliozzi a dire come stanno le cose per la U.S. Terracina: «Il passato? Per carità, lasciamolo stare, tanto guardare indietro non servirebbe a nulla – dice l’esperto dirigente di Gaeta – Adesso siamo pronti a ripartire in questa nuova avventura con rinnovato entusiasmo. Gli obiettivi? Allestire una squadra, formata possibilmente da uomini veri prima che da giocatori, che nel più breve tempo possibile torni a dare soddisfazioni a una tifoseria invidiabile e tornare ad avere un settore giovanile degno di questo nome, magari unendo le forze con le altre società locali e anche cercando di coinvolgere i ragazzi delle scuole.

QUESTIONE TECNICO – Il tecnico? So che si fa il nome di Mauro Pernarella, ma vi posso assicurare che, oltre a lui, al momento ci sono diversi allenatori nella nostra agenda (lo stesso Giorgio Minieri, ndr). Una cosa è certa: cerchiamo un tecnico… aziendalista. Nel senso che dovrà sposare senza riserve il progetto che gli prospetteremo. Di sicuro ripartiremo da capitan Alessandro D’Amico, da sempre un esempio di serietà assoluta». E lo stadio? «L’amministrazione comunale, che ringraziamo sin da ora, si sta attivando per rendere agibile in tutto e per tutto la struttura – conclude Magliozzi – per cui, almeno per ora, lasciamo stare le ipotesi… migratorie». Non resta che sperare, come dicono i velisti, che almeno l’U.S. Terracina abbia spesso un buon vento per navigare un po’ meno a vista rispetto al compianto Terracina 1925.

Alessandro Marangon

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