Vincolo sportivo, questo sconosciuto

Seppur entrati nel periodo estivo dobbiamo trattare un argomento alquanto “scottante” in relazione al vincolo sportivo. Infatti, in data 12.06.2010 è stata pubblicata dal Tribunale Ordinario di Saluzzo – sez. Lavoro e Previdenza una clamorosa sentenza con la quale il Giudice del Lavoro del medesimo Tribunale, su ricordo d’urgenza di un calciatore che richiedeva lo 

Leggi tutto

Seppur entrati nel periodo estivo dobbiamo trattare un argomento alquanto “scottante” in relazione al vincolo sportivo. Infatti, in data 12.06.2010 è stata pubblicata dal Tribunale Ordinario di Saluzzo – sez. Lavoro e Previdenza una clamorosa sentenza con la quale il Giudice del Lavoro del medesimo Tribunale, su ricordo d’urgenza di un calciatore che richiedeva lo svincolo dal club con il quale era tesserato, condannava la stessa società sportiva calcistica a rilasciare nulla osta al tesseramento e/o trasferimento ad altra società. Il provvedimento si concludeva in questo modo: “…il Giudice ordina alla società calcistica il rilascio entro 5 giorni dalla comunicazione del presente provvedimento del nulla osta al tesseramento e/o trasferimento ad altra società sportiva affiliata alla FIGC e di gradimento del calciatore mediante sottoscrizione di apposita lista di trasferimento e con l’adempimento degli incombenti necessari a consentire il tesseramento e/o trasferimento ad altra società calcistica…Inoltre, condanna la società a rifondare le spese affrontate per il giudizio dal calciatore e delle spese procedurali…”.

Questa sentenza chiarisce espressamente quelli che sono gli aspetti principali per quanto riguarda il vincolo sportivo ed apre la strada alla possibilità da parte dei calciatori, qualora ce ne fossero le condizioni, di adire la giustizia ordinaria per vedersi riconosciuto il proprio diritto di praticare sport liberamente senza vincoli di alcun genere.

Ora vediamo le motivazioni che hanno spinto il Giudice a disporre di conseguenza.

Preliminarmente richiama quanto previsto dall’art. 3 della L. 280/2003 con il quale viene riconosciuta al calciatore la possibilità, una volta esauriti i gradi di giudizio della giustizia sportiva, di adire la giurisdizione ordinaria, fermo restando quanto eventualmente stabilito dalla clausola compromissoria prevista dallo Statuto della FIGC e dai regolamenti della medesima Federazione. Tale principio garantisce l’autonomia delle parti e sull’accettazione della clausola compromissoria ma, nel caso in oggetto (richiesta di svincolo), il Giudice la ritiene non vincolante per il calciatore. Infatti, si evidenzia che il modulo di tesseramento nel quale è contenuta la clausola compromissoria (come richiamato dall’art. 27 Statuto – oggi art. 30) sottoscritto dai genitori del calciatore esercenti la potestà sullo stesso, si ritiene non possa impegnare il medesimo calciatore oltre il 18° anno di età sebbene anche il minorenne abbia sottoscritto il modulo. Il calciatore non viene considerato vincolato alla clausola suddetta in quanto in Italia vige il principio della presunzione di incapacità che sorregge il nostro ordinamento per i minori di anni 16.

Il Giudice ha effettuato una valutazione su quelli che sono i requisiti cardine ovvero il fumus boni iuris ed il periculum in mora.
In merito al primo aspetto chiarisce che il vincolo del calciatore a favore della società calcistica, cosi come indicato, risulta essere troppo gravoso laddove lo stesso limita la libertà di prestare l’attività in favore di altre squadre per un tempo eccessivo e cioè 10 anni. Nel ricorso il calciatore evidenzia la sua volontà di giocare con altre squadre e di non voler prestare la propria attività sportiva con il club per il quale risulta tesserato. Questo, unito alla espressa volontà della società di considerare il medesimo calciatore inadempiente, giustificano la risoluzione del vincolo contrattuale per mutuo consenso. Nel caso di specie, è importante sottolineare che non può aver valore la considerazione effettuata dalla società per la quale il calciatore risulta di scarso rendimento in quanto tale elemento ha valore solo riguardo agli sportivi professionisti (come previsto dalla L. 91/1981 – Art. 6 comma I). Inoltre, il tesseramento era stato sottoscritto dai genitori del ragazzo quando il medesimo aveva l’età di 15 anni e la volontà dei genitori non può vincolare il calciatore per un periodo cosi lungo ovvero 10 anni e per un tempo ampiamente superiore al raggiungimento da parte dello stesso della maggiore età.

Con riguardo, poi, al secondo aspetto deve evidenziarsi che al caso in oggetto è stata data priorità in ragione del fatto che il medesimo calciatore aveva diritto di iniziare la nuova stagione sportiva con la squadra che riteneva più consona ai suoi interessi e questo ha giustificato lo stato d’urgenza del procedimento.

In ragione delle considerazioni sopra riportate, appare di solare importanza la possibilità che è stata data al calciatore (ed in generale a tutti i calciatori vincolati) di adire la giustizia sportiva qualora il loro tesseramento abbia determinati requisiti che lo classificano come “illegittimo” ed a volte anche “anticostituzionale” andando a violare quelle che sono le libertà cardine degli stessi calciatori e minori che hanno il diritto di effettuare la prestazione sportiva liberamente.

Quindi, sulla base di tali aspetti (fermo restando che la materia deve essere valutata anche in tutti i suoi aspetti negativi per il calciatore), si consiglia a tutti calciatori ed ai genitori i cui figli sono sottoposti al c.d. “Vincolo Sportivo” di adire, assistiti da un legale che conosca la materia stessa, la giustizia ordinaria per vedersi riconosciuti i propri diritti e la libertà di praticare sport senza “catene” alcune.

Matteo Sperduti

(per maggiori chiarimenti o per una consulenza contattare il fiduciario A.I.C., Matteo Sperduti, al numero 3385459992 o all’indirizzo e-mail willsper55@libero.it)

Lascia un commento