Attenti alle bestemmie…

Questa settimana ci occupiamo della recente modifica al Codice di Giustizia Sportiva ed alle Norme Interne della Federazione Italiana Giuoco Calcio relativamente alle sanzioni previste in caso di espressioni blasfeme che frequentemente sentiamo pronunciare all’interno dei campi di calcio sia professionistici che dilettantistici. Per espressioni blasfeme si intendono, naturalmente, tutte quelle espressioni ingiuriose e triviali 

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Questa settimana ci occupiamo della recente modifica al Codice di Giustizia Sportiva ed alle Norme Interne della Federazione Italiana Giuoco Calcio relativamente alle sanzioni previste in caso di espressioni blasfeme che frequentemente sentiamo pronunciare all’interno dei campi di calcio sia professionistici che dilettantistici. Per espressioni blasfeme si intendono, naturalmente, tutte quelle espressioni ingiuriose e triviali ovvero offensive del sentimento religioso dei rispettivi fedeli.

COSA PREVEDE LA NORMATIVA – Le nuove previsioni normative (Art. 66 NOIF, Artt. 19 e 35 CGS) prevedono per i calciatori le seguenti possibilità:

1.      ESPULSIONE DIRETTA SE L’ESPRESSIONE BLASFEMA E’ RILEVATA DALL’ARBITRO.

2.      ESPRESSIONE BLASFEMA NON RILEVATA DALL’ARBITRO MA SUCCESSIVAMENTE SEGNALATA DAL PROCURATORE FEDERALE O DAL COMMISSIARIO DI CAMPO.

Naturalmente, i casi presi in considerazioni sono differenti in quanto mentre per il primo si può benissimo far riferimento a quanto avviene quotidianamente sui campi di calcio dilettantistici, al contrario, il secondo caso riguarda esclusivamente i campi di calcio professionistici dove frequentemente viene utilizzata la prova televisiva.

TROPPA TOLLERANZA – In relazione al primo aspetto, sulla base di quanto avviene settimanalmente sui campi delle categorie minori, si può benissimo notare che la norma viene disapplicata dagli arbitri in quanto si continua a permettere atteggiamenti offensivi senza prendere provvedimenti appropriati. La classe arbitrale si giustifica dicendo che la norma risulta troppo rigida e che le squadre finirebbero senza il numero legale per l’effettuazione della partita. Però, in considerazione dell’esistenza di una regolamentazione in materia, tale giustificazione non appare adeguata in quanto si permette la diffusione sui terreni di gioco di un comportamento diseducativo sia da parte dei tesserati (allenatori, dirigenti, giocatori) sia verso il pubblico che segue le partite. I primi responsabili sono proprio gli arbitri che permettono tali comportamenti.

COSA SUCCEDE IN CAMPO PROFESSIONISTICO – In merito, poi, al contesto professionistico le possibilità di fare ricorso contro provvedimenti di squalifica sono suddivisi nelle seguenti forme:

1.  In caso di espulsione diretta da parte dell’arbitro, entro il giorno feriale successivo a quello della gara, le società oppure i tesserati hanno la possibilità di presentare ricorso richiedendo al Giudice Sportivo la visione di filmati, depositati dai medesimi, che permettano di dimostrare che non sono state utilizzate le espressioni blasfeme come sanzionate;

2.  In caso di squalifica derivante da segnalazione del Commissario di campo o del Procuratore federale, la società oppure il calciatore hanno la possibilità di depositare entro brevi termini filmati che permettano di escludere l’utilizzo delle espressioni blasfeme. I filmati vanno depositati presso l’Ufficio del Giudice Sportivo Nazionale con la tassa di reclamo di 100 Euro.

NON FATE RICORSO….E’ INUTILE! – In relazione alle sanzioni comminate da parte del Giudice Sportivo Territoriale nei confronti di calciatori o tesserati che, durante la gara, hanno utilizzato espressioni blasfeme è quasi impossibile fare ricorso in quanto il referto arbitrale costituisce piena prova e neanche l’utilizzo di prova testimoniale può garantire una riduzione della squalifica. Il ricorso può essere presentato ma ci sono scarse possibilità di ottenimento di una riduzione o dell’annullamento della sanzione comminata. Quindi, in ragione di questo si consiglia ai tesserati ed agli stessi addetti ai lavori, soprattutto dilettanti, di evitare di utilizzare sui campi di calcio delle espressioni blasfeme prima di tutto in considerazione della posizione che occupano sia nella società di appartenenza sia davanti al pubblico, in secondo luogo non vi è la possibilità di fare ricorso per l’annullamento della squalifica e, per concludere, anche e soprattutto per mantenere un grado di educazione tale da garantire il rispetto di tutti.

Matteo Sperduti

(per maggiori chiarimenti o per una consulenza contattare il fiduciario A.I.C., Matteo Sperduti, al numero 3385459992 o all’indirizzo e-mail willsper55@libero.it)

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