Dal caso Pandev al “lodo” Ledesma…

Questa settimana, in considerazione delle numerose richieste di delucidazione della differenza tra il caso Pandev ed il caso Ledesma, riprendiamo la spiegazione che si trova a pag. 12 e 13 del mensile “Il Calciatore” dell’AIC.  “Dopo aver commentato con favore l’esito del caso di Goran Pandev si impone un’ulteriore serie di considerazioni che riguardano la 

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Questa settimana, in considerazione delle numerose richieste di delucidazione della differenza tra il caso Pandev ed il caso Ledesma, riprendiamo la spiegazione che si trova a pag. 12 e 13 del mensile “Il Calciatore” dell’AIC.  “Dopo aver commentato con favore l’esito del caso di Goran Pandev si impone un’ulteriore serie di considerazioni che riguardano la delibera relativa alla vertenza di Cristian Ledesma, il cui ricorso ex art. 7 e 12 dell’Accordo Collettivo è stato dichiarato inammissibile dal Collegio Arbitrale presso la LNP con delibera del 26 gennaio 2010.

ALCUNE SOTTOLINEATURE – Le precisazioni sono doverose per chiarire preliminarmente un concetto: non è avvenuto alcun mutamento giurisprudenziale e, benché in parte discutibile, la delibera con cui il ricorso è stato respinto non segna alcun passo indietro in tema di “diritto del calciatore a partecipare… in ogni caso…agli allenamenti ed alla preparazione precampionato con la prima squadra”. È però opportuna qualche considerazione, partendo dai fatti. Ledesma, anche se con modalità meno gravi e reiterate di quelle occorse a Goran Pandev e ad altri calciatori della S.S. Lazio, lamenta una situazione di strisciante discriminazione: a partire dal mese di agosto 2009, la società non lo fa più partecipare agli allenamenti della prima squadra, per cui il 23 settembre invia il telegramma di diffida ai sensi dell’art. 12.2 dell’Accordo Collettivo a seguito del quale viene inizialmente reintegrato.

LA REITERAZIONE – Successivamente subisce ulteriori trattamenti differenziati, seppure a singhiozzo, che lo spingono ad inviare un ulteriore telegramma in data 20 novembre 2009. Infine, il 24 novembre successivo, data in cui viene inviato il ricorso al Collegio Arbitrale, Ledesma viene nuovamente reintegrato. Ora, la situazione è abbastanza chiara e negare che non sia avvenuta alcuna discriminazione appare arduo, sennonché si devono considerare alcuni fattori decisivi.

FATTORI CHIAVE – Il primo è costituito dal tenore letterale del ricorso: spiace affermarlo, ma la puntuale e tecnicamente ineccepibile difesa del calciatore viene vanificata dal secondo telegramma di reintegra del 20 novembre 2009 che, da un punto di vista sostanziale a mettere una pietra tombale su tutto quanto accaduto in precedenza risolvendosi quindi in un determinante errore strategico. In secondo luogo si deve aggiungere che il ricorso viene proposto il 24 novembre successivo, quando cioè la società reintegra nei termini Ledesma, il che non consente di dedurre in sede di discussione le successive discriminazioni che il calciatore subisce. In definitiva, il Collegio Arbitrale si trova a deliberare su una situazione di inadempimento contrattuale da parte del club che, atti alla mano, non è più in essere ma è riconducibile solo al passato. E ciò, lo ripetiamo, in forza di un secondo telegramma di diffida che, oltre a provocare il reintegro entro i tre giorni canonici ex art. 12.2., azzera tutte le vicende antecedenti.

RICORSO RESPINTO – Tanto è vero che il Collegio Arbitrale, seppure a maggioranza, ha buon gioco nel respingere il ricorso, e non sorprende che nella motivazione (che, grazie all’incomprensibile ostracismo della LNP e/o della Segreteria del Collegio non è pubblicabile come invece lo sono tutte le delibere degli organi della giustizia sportiva e degli altri organi arbitrali del CONI e della FIFA), si evidenzia che “il calciatore ha comunicato alla Società due diffide: la prima il 23 settembre 2009 e la seconda il 20 novembre 2009. Ma in entrambi i casi è pacifico che la Società abbia adempiuto nel prescritto termine di tre giorni; ed è altrettanto pacifico che il ricorso al Collegio arbitrale sia stato proposto il 24 novembre, quando ormai la Società aveva adempiuto alla diffida: riconosce infatti lealmente il ricorso (pag. 7) che ‘Alla ripresa degli allenamenti della prima squadra avvenuta presso il centro di Formello nel pomeriggio di oggi, 24 novembre 2009, Ledesma veniva nuovamente integrato con la prima squadra e svolgeva regolare allenamento’.”

RICORSO INAMMISSIBILE – Pertanto, la conseguente conclusione è che il Collegio, a maggioranza, delibera di dichiarare inammissibile il ricorso in quanto lo stesso è stato presentato quando il club aveva adempiuto alla diffida del 20 novembre 2009.Resta un’ultima considerazione, o meglio, un auspicio da fare sul punto appena citato. Il Collegio, nell’opinione dei due componenti che deliberano concordemente, sostiene che poiché ai due telegrammi di diffida del 23 settembre e 20 novembre 2009 la società ha adempiuto nel prescritto termine di tre giorni, è venuto meno l’inadempimento da parte del club. Bene, fin qui possiamo anche convenire, a patto però che ciò non significhi che un numero illimitato di inadempimenti denunciato dalle conseguenti rituali diffide ex art. 12.2. possa essere sanato da un corrispondente numero di reintegrazioni in extremis…, e ciò all’infinito e dunque sia nel corso della preparazione precampionato che nel prosieguo della stagione. Se fosse così l’art. 7 sarebbe agevolmente aggirabile, con un balletto di convocazioni allo spirare del terzo giorno. Ma forse, ripetiamo, è solo un eccesso di precauzione da parte nostra, che prossimamente potrà essere agevolmente verificato.” Da questa breve considerazione si può notare la differenza tra i due casi e, soprattutto, le ragioni che hanno portato il Collegio Arbitrale ada accogliere il ricorso del macedone Pandev mentre a rigettare quello di Ledesma.

Matteo Sperduti

(per maggiori chiarimenti o per una consulenza contattare il fiduciario A.I.C., Matteo Sperduti, al numero 3385459992 o all’indirizzo e-mail willsper55@libero.it)

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