Au revoir Ab Latina

La devastante sconfitta con la Snaidero è stato il capolinea di una via crucis iniziata forse forse già dal giorno successivo alla promozione in Legadue. L’Ab Latina saluta il professionismo, adesso è perdita di tempo persino l’illusione. Le trasferte con Imola e Sassari potrebbero dare pure la sentenza matematica, staremo a vedere cosa combineranno Pavia e 

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cutolo-6La devastante sconfitta con la Snaidero è stato il capolinea di una via crucis iniziata forse forse già dal giorno successivo alla promozione in Legadue. L’Ab Latina saluta il professionismo, adesso è perdita di tempo persino l’illusione. Le trasferte con Imola e Sassari potrebbero dare pure la sentenza matematica, staremo a vedere cosa combineranno Pavia e Venezia.

FIGLI DI UN PROGETTO MINORE- All’origine fu una mancata programmazione, chi ha un progetto per salire (e provare a rimanere) nel professionismo inizia a stenderlo ben prima della fatidica promozione. La stagione di Latina è figlia di quel momento, di quando si dovevano cercare fondi e uomini, di quando si sapeva e si era capito che quella squadra sarebbe salita e solo coincidenze sfortunate potevano trattenerla dov’era. Società sportiva e civile dovevano fare la loro parte, l’improvvisazione del dopo è andata a finire come sappiamo.

SALVIAMO IL SALVABILE? – Cosa salvare da questa maledetta e inutile annata? Sicuramente chi ha meno colpe degli altri, leggi coach Ciaboco, il suo staff e la squadra intera. L’allenatore marchigiano, persona seria e preparata, ha lavorato con il materiale umano a sua disposizione, combattendo all’arma bianca contro i panzer. Di più non poteva fare, forse la sua unica colpa è quella di aver mollato troppo presto. I giocatori, come detto, non sono adeguati alla categoria, tranne qualche rara eccezione o episodio di puro stoicismo. Anche da loro però ci si aspettava qualcosa in più dal punto di vista del carattere e della grinta. Con la Snaidero si doveva lottare. O almeno provarci. Come è andata a finire purtroppo è già storia. Di quelle orribili.

Jonathan Gavin

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