Legadue, questa sconosciuta

Snobbata dalla città, dal pubblico e dai media. Eppure era stata accolta come un traguardo inimitabile, gioia immensa di anni passati tra sacrifici, speranze e proficuo lavoro. La Legadue a Latina è stata un flop, manna dal cielo su una terra arida e passiva.  Come ogni problema complicato vi sono varie ragioni di un fallimento annunciato, 

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ciabocoSnobbata dalla città, dal pubblico e dai media. Eppure era stata accolta come un traguardo inimitabile, gioia immensa di anni passati tra sacrifici, speranze e proficuo lavoro. La Legadue a Latina è stata un flop, manna dal cielo su una terra arida e passiva.  Come ogni problema complicato vi sono varie ragioni di un fallimento annunciato, non tutto può essere giustificato con l’andamento zoppicante di un quintetto composto prettamente da debuttanti nella categoria. L’assenza di appeal, tradotta in un palazzetto pressochè deserto, è caratteristica risalente anche alla scorsa stagione, quella dei trionfi e dello squadrone di coach Benedetto che puntualmente regnava su tutti i parquet. No, non è solo questione di risultati.

LA SOCIETA’ – Parte delle colpe sono da caricare sulle spalle della società, incapace di coinvolgere la città con un’efficace comunicazione. Il “carretto” che ogni sabato passa per le vie di Latina e invita la gente ad ammassarsi al PalaBianchini per il match domenicale è figlio di un dilettantismo macroscopico. Ma episodi di cattivo gusto a parte, l’Ab Latina ha vissuto almeno due mesi di black out totale; giugno e luglio 2009 sono stati vissuti nell’incertezza di un presidente dimissionario e nel disfacimento completo di una squadra dal quale non si sono salvati neppure gli elementi più carismatici. Il tutto sotto il più totale silenzio, rotto soltanto dal lavoro di qualche media locale. L’aver parlato poco e male a livello ufficiale, lasciando spazio ad ogni tipo di voce (come quella fondata di una possibile cessione del titolo a fine anno), è stata la scintilla madre che ha di fatto innescato la spaccatura totale tra  la società civile e quella sportiva.

LA CITTA’  E I MEDIA – Nessuno si è accorto della Legadue, nessuno ha capito il professionismo della pallacanestro. Male informata e coinvolta anche meno, Latina non si è mai appassionata a questa categoria, preferendo virare su altre realtà cittadine di minor impatto nazionale (o a volte soltanto locale). Colpa anche dei media che hanno trattato la Legadue al pari di una seconda categoria di calcio e questo lo diciamo con profondo rispetto per chi opera e suda ogni settimana sui campi della provincia pontina. Certo, i giornali devono essere venduti con l’occhio rivolto al mercato ma la superficialità quasi sempre mostrata non può essere tollerata. Il professionismo cestistico poteva essere però occasione di rilancio e vetrina nazionale, tra Legadue e A1 realtà molto più ristrette di Latina  campano di basket sfruttando una visibilità  impossibile ad ogni altro livello. A Biella l’imprenditoria locale ha colto il business con la costruzione di un nuovo palazzetto con tanto di centro commerciale adiacente. A Latina per ampliare la palestra in via dei Mille di 200 posti ci sono voluti 3 mesi. Dilettantismo puro.

L’AMMINISTRAZIONE  – Capitolo da liquidare in fretta perchè non siamo tra chi sostiene l’inscindibilità tra amministrazioni locali e società sportive. Quest’ultime, al contrario, più sono autonome dalla politica più acquistano credibilità e longevità. A Latina, come purtroppo in svariati altri luoghi, accade il perfetto contrario.

RITORNO A CASA- Il futuro sportivo è già segnato, Latina tornerà in A dilettanti a meno di un miracolo sportivo tipo Grecia campione d’Europa  di calcio ne 2004. Risultato che fa male per un solo motivo di fondo: la consapevolezza di non aver sfruttato la Legadue come si doveva. E, cosa ancor più grave, di non aver imparato nulla. Più comodo il caldo e sicuro divano piuttosto che il dover affrontare la strada oltre il recinto di casa.

Jonathan Gavin

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