La fuga dei giovani talenti…

Questa settimana ci occupiamo di un altro aspetto rilevante che si è venuto a sviluppare negli ultimi anni, ovvero la fuoriuscita dall’Italia dei giovani talenti di casa nostra e prendiamo ad esempio il caso Camilleri. In data 09.10.2008, la Commissione Disciplinare Nazionale FIGC squalificava per due mesi Vincenzo Camilleri, calciatore cresciuto nella Reggina ed integrato 

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avvocato-nel-palloneQuesta settimana ci occupiamo di un altro aspetto rilevante che si è venuto a sviluppare negli ultimi anni, ovvero la fuoriuscita dall’Italia dei giovani talenti di casa nostra e prendiamo ad esempio il caso Camilleri. In data 09.10.2008, la Commissione Disciplinare Nazionale FIGC squalificava per due mesi Vincenzo Camilleri, calciatore cresciuto nella Reggina ed integrato a febbraio del 2008 tra le fila del Chelsea FC. Con tale ordinanza veniva ribadito il principio di diritto secondo cui allontanarsi dalla propria società e non partecipare più agli allenamenti ed agli impegni agonistici derivanti dal tesseramento come “giovane di serie”, integrasse un comportamento in contrasto con l’art. 33 delle Norme Organizzative Interne F.I.G.C. (di seguito, NOIF) nonché una condotta rilevante ai sensi dell’art. 1 del Codice di Giustizia Sportiva (di seguito, CGS) in quanto contraria ai principi di lealtà, correttezza e probità.

UNA DECISIONE UNIVOCA – Infatti, il calciatore decideva unilateralmente di recarsi in Inghilterra dove l’attendeva un’importante proposta d’ingaggio da parte del Chelsea senza fare più ritorno presso la società italiana titolare del rapporto di addestramento, anzi, qualche mese dopo, il Giudice Unico FIFA autorizzava il Chelsea a tesserare il calciatore. I giudici concludevano sostenendo che l’abbandono della società con la quale si è tesserati, astenendosi dall’effettuare gli allenamenti e le gare, dia luogo ad un comportamento pregiudicante il particolare vincolo prescritto dall’art 33 NOIF per i c.d. “giovani di serie”, volto a permettere alla stessa società di addestrare e formare il calciatore per il futuro impiego nei campionati a disputarsi.

COSA DICE LA LEGGE – Infatti, ai sensi dell’art. 33 NOIF, il giovane calciatore che abbia già compiuto i 14 anni e venga tesserato da una società appartenente ad una delle leghe professionistiche (Lega Nazionale Professionisti e la c.d. “Lega Pro”), assume la qualifica di “giovane di serie”, nascendo in questo modo un particolare vincolo, di durata quinquennale, tra giovane calciatore e società titolare del tesseramento. Con tale iniziativa, infatti, la società lega a sé l’atleta per varie stagioni durante le quali essa ha il diritto esclusivo di addestrarlo. Tutto ciò fino al termine della stagione sportiva in cui il calciatore compie il 19° anno di età. In tale ultima stagione, il giovane matura il diritto a ricevere un primo compenso dalla società che si avvale delle sue prestazioni, la c.d. indennità di “addestramento tecnico”, comunemente definita anche “pre-contratto”. In sostanza, il calciatore riceve una somma determinata annualmente dalla Lega di appartenenza della società.

NON SCAPPATE… – L’analisi della normativa interna può concludersi rilevando che, la condotta dei giovani di serie che si allontanano senza autorizzazione ed unilateralmente dalla propria società, potrebbe risultare in violazione anche dei doveri ex art. 92/2 NOIF: benché tale aspetto non sia stato espressamente affrontato nel caso Camilleri, occorre infatti ricordare che, ai sensi della disposizione appena menzionata, “i giovani di serie devono partecipare, salvo impedimenti per motivo di studio, di lavoro o di salute, alle attività addestrative ed agonistiche predisposte dalle società per il loro perfezionamento tecnico, astenendosi dallo svolgere attività incompatibili anche di natura sportiva”. Allontanarsi dalla società presso la quale si è tesserati per allenarsi, senza autorizzazione, presso altra compagine sportiva rappresenta, dunque, un comportamento incompatibile con lo svolgimento del rapporto di addestramento in essere nonché una chiara inosservanza dei doveri appena esposti, configurando, in particolare, un’ipotesi di violazione speciale rispetto a quella contemplata dall’art. 1 CGS.

LA NECESSITA’ DI UN COMPROMESSO – Da questa considerazione si deve partire per trovare un accordo preliminare con la società di appartenenza che deve, almeno, consentire la possibilità di fare esperienze di questo genere attraverso un nulla osta con l’indicazione di specifiche clausole contrattuali per la propria salvaguardia. Per questo si consiglia, sia per la società che per i genitori dei calciatori, di farsi assistere da un legale.

Matteo Sperduti

(per maggiori chiarimenti o per una consulenza contattare il fiduciario A.I.C., Matteo Sperduti, al numero 3385459992 o all’indirizzo e-mail willsper55@libero.it)

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