La disciplina degli impianti sportivi

Questa settimana ci occupiamo di impiantistica sportiva e delle responsabilità delle società che gestiscono le strutture. Come è noto, in Italia gli impianti sportivi sono, salvo poche eccezioni, di proprietà degli enti locali o comunque di un ente pubblico (è il caso del CONI). Pertanto, gli impianti sportivi, quali ad esempio un campo di calcio, 

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avvocato-nel-palloneQuesta settimana ci occupiamo di impiantistica sportiva e delle responsabilità delle società che gestiscono le strutture. Come è noto, in Italia gli impianti sportivi sono, salvo poche eccezioni, di proprietà degli enti locali o comunque di un ente pubblico (è il caso del CONI). Pertanto, gli impianti sportivi, quali ad esempio un campo di calcio, sono senza dubbio destinati al servizio pubblico, “in quanto l’amministrazione, costruendoli e adoperandoli per l’attività sportiva, intende soddisfare l’interesse proprio e dell’intera collettività alle discipline sportive” (cfr. Cass. civ., sez. un., 2 marzo 1989, n. 1161; Cass. civ., 16 gennaio 1986, n. 208).

LA TRASFERIBILITA’ AI PRIVATI – Alla stregua di tali considerazioni, data la comune destinazione dei predetti beni alla diretta realizzazione di pubblici interessi, gli stessi, secondo l’orientamento conforme della giurisprudenza, “possono essere trasferiti nella disponibilità dei privati perché ne facciano alcuni determinati usi, solo mediante concessioni amministrative, le quali si configurano come atti complessi, definiti concessione contratto, costituite da un atto deliberativo della p.a. e da una convenzione attuativa, che può assumere le vesti di un contratto o di un capitolato o anche di un disciplinare che instaura il rapporto pattizio con obblighi e diritti per entrambe le parti” (cfr., Cass. civ., sez. un., 13 novembre 1997, n. 11219, soc. Parma calcio/Del Frate; in senso conforme, TAR Friuli Venezia Giulia 5 giugno 2007, n. 384; TAR Lombardia 20 dicembre 2005, n. 5633; TAR Marche 4 febbraio 2005, n. 113; Consiglio di Stato 4 novembre 1994, n. 1257).

L’IMPIANTO SPORTIVO COME OPERA PUBBLICA – La realizzazione, la manutenzione ed il miglioramento degli impianti sportivi, ricadendo nella più generale funzione riguardante i lavori pubblici, spetta, per lo più, alle amministrazioni locali e sotto tale profilo, la giurisprudenza ha spesso affermato come la realizzazione di impianti sportivi di interesse generale rientri nel concetto di opera pubblica o di pubblica utilità, facendo pertanto capo ai Comuni tutte le relative competenze.

IL CONTRATTO DI CONCESSIONE – Se si procede all’esame del contenuto delle concessioni-contratto nel settore dell’impiantistica sportiva, però, di norma l’uso convenuto tra le parti per la gestione di uno stadio comunale riguarda “lo svolgimento dell’attività calcistica di campionato, di Coppa e per tutte le altre manifestazioni che la FIGC dovesse stabilire nel suddetto stadio”. A tale specifico uso occorre, in primo luogo, fare riferimento nella valutazione dell’obbligo incombente, in via generale, ex art. 1575, co. 1, n. 2), cod. civ., sull’ente proprietario dell’impianto sportivo. In particolare, per quanto concerne gli oneri relativi alla manutenzione dell’impianto sportivo, non vi è dubbio che gli interventi finalizzati ad “assicurare la stabilità delle strutture portanti” nonché le “modifiche sostanziali delle strutture e delle attrezzature esistenti e il loro rifacimento” rientrino nell’ambito della cd. manutenzione straordinaria. In tale ultima categoria, l’art. 31, lett. b) della L. n. 457/1978 riconduce, infatti, nella nozione di manutenzione straordinaria “le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni d’uso”.

I CASI DI MANUTENZIONE STRAORDINARIA – Quindi, tale disposizione determina, in generale, che la manutenzione straordinaria si riferisce ad interventi, anche di carattere innovativo, di natura edilizia ed impiantistica finalizzati a mantenere in efficienza ed adeguare all’uso corrente l’impianto sportivo, senza alterazione della situazione planimetrica e tipologica preesistente, e con il rispetto della superficie, della volumetria e della destinazione d’uso. Tali opere di adeguamento strutturale sono senza dubbio riconducibili alla nozione di manutenzione straordinaria di tipo modificativo, i cui costi ed oneri, secondo una prima interpretazione giurisprudenziale (cfr., Tribunale di Ascoli Piceno, sent. 28 luglio 2006, Ascoli Calcio 1898 spa/Comune di Ascoli Piceno), sono posti ad esclusivo carico delle società sportive in quanto utilizzatrici di impianti e richiedendo al proprietario solo di accordarsi con dette società”. In conclusione, appare di primaria importanza valutare attentamente quelle che sono le clausole contrattuali inserite nell’accordo tra le società sportive e l’ente che attribuisce la concessione dell’impianto. In caso di problema, saranno sempre i responsabili delle società a risponderne davanti alla giustizia ordinaria. In considerazione di questo bisogna sempre farsi assistere da un legale che possa avere ben chiara la situazione e , soprattutto, la normativa in materia.

Matteo Sperduti

(per maggiori chiarimenti o per una consulenza contattare il fiduciario A.I.C., Matteo Sperduti, al numero 3385459992 o all’indirizzo e-mail willsper55@libero.it)

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