Corsetti: “Non chiamatemi fenomeno”

Quando riceve palla a 40 metri sembra un leopardo che fiuta il sangue della sua preda. La preda in questione è la porta avversaria che lui  punta con decisione seminando avversari al doppio della velocità. Poi, arrivato ai 25, dà un’occhiata al portiere, prende la mira e spara una sassata che quasi mai manca il 

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corsetti-esulta-1Quando riceve palla a 40 metri sembra un leopardo che fiuta il sangue della sua preda. La preda in questione è la porta avversaria che lui  punta con decisione seminando avversari al doppio della velocità. Poi, arrivato ai 25, dà un’occhiata al portiere, prende la mira e spara una sassata che quasi mai manca il bersaglio. E’ successo già 5 volte in queste prime 3 partite stagionali. Lui è Claudio Corsetti e veste la maglia dell’Aprilia, le sue vittime si chiamano Vidoni, Celli e Roversi, portieri di Latina, Fondi e Astrea, caduti puntualmente sotto i colpi del numero 9 delle Rondinelle.

MICIDIALE – Tanti gli aggettivi che si sono sprecati per descrivere lo splendido momento di forma dell’uomo corsetti-golcopertina di questo inizio campionato in serie D. Il più indicato, però, sembra essere micidiale. Di sicuro c’è che, quando Corsetti parte palla al piede, la differenza con gli avversari diventa imbarazzante: “Non sono un fenomeno – minimizza il beniamino dei tifosi del Quinto Ricci – E’ solo che smaltisco i carichi della preparazione prima degli altri, visto il mio fisico minuto. Certo, sono in forma e sto segnando parecchio, molto più di quanto fossi abituato. Il segreto penso stia nella posizione in cui mi sta schierando il mister: più centrale e libero di svariare come voglio sul fronte d’attacco. Il resto lo fa l’affetto ed il calore di questo pubblico meraviglioso a cui devo tanto e voglio regalare molte soddisfazioni”.

corsetti-esulta-2RIMPIANTI – Ma che Corsetti sia giocatore da altra categoria non lo si scopre certo adesso. Già 3 anni fa, quando l’Aprilia sfiorò la serie C2, molti club professionistici avevano messo gli occhi sul talento biancoazzurro: “Di treni buoni ne erano passati, e tanti. Poi è arrivata quella maledetta e ingiusta squalifica di 2 anni per fatti che non avevo commesso (squalifica poi ridotta ad un anno). Ero talmente amareggiato che ho pensato anche di appendere gli scarpini al chiodo. A salvarmi è stata questa società, che mi ha tenuto con sè ed ha contribuito a farmi innamorare di questo sport nuovamente. Io vivo per il calcio e per questo devo solo ringraziare l’Aprilia”.

Gianpiero Terenzi

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